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Pubblicazioni | Living Corriere

Spazi comuni, sala giochi e tornei di carte: a Milano il loft della convivialità 14 unità abitative e un totale di 22 bambini. La casa degli architetti Valentina Morandi e Matteo Vischioni dello studio Costruzioni Italiane è uno spazio di 180 mq in stile minimal, parte di un progetto più ampio che propone un nuovo modo di abitare in città Testo Massimo De Conti - Foto Ramona Balaban Una casa vuota in cui c’è tutto. È l’espressione che rappresenta il miglior minimalismo per quanto concerne i progetti residenziali. In questo loft di 180 mq con terrazzo lo spazio ha a che fare anche con la sensazione di apertura e luminosità. Le parole chiave sono essenzialità e niente di superfluo. «Provenivamo da una casa molto piena e ne volevamo una all’opposto, con degli ambienti dilatati nella continuità tra interno ed esterno attraverso la parete vetrata che dà sulla terrazza-giardino», spiega la coppia di architetti Valentina Morandi e Matteo Vischioni dello studio milanese Costruzioni Italiane, che ci vive con i due figli. Lo spazio, suddiviso su due livelli, con la zona notte in quello superiore, si trova al primo piano di un edificio costruito ex novo su progetto dei due architetti. È un fabbricato in mattoni un po’ ambiguo, non così dichiaratamente di carattere residenziale ma che si allinea con la tipologia industriale della zona fuori dall’urbanizzazione tipica milanese di quello che viene definito come NoLo (Nord Loreto), ex quartiere popolare in espansione amato dai creativi con a est il Parco della Martesana lungo il naviglio. C’è della tradizione ma tenuta sobria, sottotono, come negli spazi comuni, essenziali ed eleganti in cui i riferimenti vanno alle case di ringhiera ma anche ai solenni edifici con le ampie aperture di Giovanni Muzio, grande interprete dell’architettura milanese razionalista Anni 40, a cui si devono alcuni luoghi simbolo della città come il Palazzo della Triennale e l’Arengario in Piazza Duomo (progettato insieme a Portaluppi, Magistretti e Griffini). La tipologia del loft si presta a una vita pratica anche se non convenzionale, nell’immaginario comune più adatta a un single che a una famiglia di quattro persone, ma in questo caso il progetto architettonico ha una genesi inconsueta nella sua interezza. «Cominciamo con l’inquadrare la situazione – afferma Vischioni: siamo un gruppo di sei amici che ha deciso di comprare un terreno e costruirci un edificio con delle unità abitative che avessero a corollario anche degli spazi comuni – sala giochi per i figli e una pseudo club house per noi adulti dove si può anche lavorare». Una sorta di coabitazione per gli occupanti delle 14 unità nelle quali si contano ben 22 bambini. Gli architetti sono stati costretti ad impadronirsi da subito degli spazi della loro casa, completata infatti poco prima del primo lockdown, nel dicembre 2019: «Siamo entrati, abbiamo sistemato le cose e ci hanno chiuso dentro», affermano. La cucina coi soffitti alti sei metri e l’isola centrale, “un po’ cattedrale”, mantiene la dimensione domestica. Si presta alla convivialità e ad accogliere allegramente gli invitati – famiglia e amici, intorno al bancone . La scala grafica, che diventa una bella presenza nello spazio, collega i due livelli, con le camere da letto e i bagni al piano superiore risolti in maniera decisamente minimalista: per letto un semplice futon con struttura in ferro realizzato su disegno, un comò antico e pile di libri sono tutto ciò di cui i proprietari hanno bisogno, con gli armadi guardaroba sistemati nel corridoio per alleggerire ulteriormente gli ambienti. Gli arredi puntano alla varietà non pianificata: «Ci piace mettere insieme pezzi anche in contrasto. Sono lasciti di famiglia o, semplicemente, cose che ci piacciono», come il cabinet d’antiquariato cinese dell’800 che domina la zona pranzo in quella tendenza dell’arredamento che tende ad accostare disinvoltamente, sovrapponendo mobili che arrivano da altre case, comprati in una specifica occasione o per impulso. C’è un difetto in questa casa, ammette Valentina: «Non ci invita più nessuno, tutti vogliono venire qua». Poco male, lo spazio c’è: in futuro l’area comune condominiale sarà completata da una zona bar e la libreria per il book sharing. Pre-pandemia si sono svolti anche degli accaniti tornei di scopone che, garantiscono gli architetti, riprenderanno quanto prima.

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